La nuova disciplina sportiva di derivazione tennistica ha visto nell’ultimo lustro aumentare esponenzialmente la propria popolarità anche nel capoluogo pontino. Ed è boom di praticanti.

“Si ma tanto è la solita moda che passa.” Quella che fino a qualche anno fa era l’idea condivisa dalla maggior parte degli sportivi latinensi, si è sbriciolata come castello di sabbia travolta dall’onda anomala dei praticanti. Il padel non è, per dirla alla Lucio Battisti, “un fuoco che nel tempo può morire”. Essenzialmente per tre motivi. Non è uno sport individuale, si può esercitare a tutte le età e ad ogni tipo di livello, ed è estremamente dinamico e divertente.

Padel blade racket on the floor

Nato durante la fine degli anni 60 del secolo scorso da un’idea del messicano Enrique Corcuera, questa disciplina sportiva è rimasta chiusa nel dimenticatoio per decenni, prima di diventare popolarissima nei paesi dell’America Latina, Argentina in primis, ed in Spagna all’inizio di questo secolo. In un arco di tempo sorprendentemente breve, il padel ha iniziato a prendere piede anche in Italia, soprattutto nella capitale, prima di calamitare l’interesse di alcuni gestori di circoli sportivi del capoluogo pontino, che hanno iniziato timidamente a costruire qualche campo da gioco.

Il resto è storia recente. Non c’è angolo della città adesso che non abbia, nel raggio di 500 metri, una struttura dove potersi divertire giocando a questo sport. La cosa che lascia stupefatti non è solamente il fatto che tutte le altre discipline sportive, quali ad esempio il calcetto ed il tennis, stiano finendo per “cedere” al padel una consistente porzione di appassionati praticanti. Quello che davvero sorprende è l’incredibile appeal che tale forma di divertimento sta suscitando nell’universo femminile. Basta farsi un giro tra le decine di impianti sportivi della città per rendersi conto di tutto questo. E soprattutto basta essere inseriti in qualche gruppo whatsapp di appassionati per realizzare che ormai non stiamo assistendo più ad una banale moda passeggera, bensì a qualcosa di molto più grande e soprattutto duraturo nel tempo.

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