La squadra di Retornaz si ferma ai piedi del podio per la sesta volta nella storia. Centrate comunque le semifinali, migliorato il risultato del 2024
A Lohja, tra le luci fredde della Finlandia e il calore pulsante del grande curling europeo, l’Italia ha sfiorato ancora una volta il sogno del podio. Nella serata di venerdì ventotto novembre, la sfida per il bronzo dei Campionati Europei maschili ha messo gli azzurri di fronte alla Scozia, in una partita che ha raccontato emozioni, rimpianti e orgoglio.
La formazione tricolore, guidata dal carisma di Joël Retornaz e sostenuta dalla solidità di Amos Mosaner, Sebastiano Arman, Mattia Giovanella e Alberto Pimpini, era arrivata all’appuntamento dopo la sconfitta di misura con la Svizzera in semifinale, una battaglia serrata che aveva lasciato più consapevolezze che ferite. Dall’altra parte del ghiaccio, gli scozzesi si presentavano con la sicurezza di chi ha dominato il round robin, pur reduci dalla prima sconfitta incassata contro la Svezia nel momento più delicato.
L’Italia era partita con il passo giusto, marcando subito un punto nella prima ripresa, ma la Scozia aveva ribaltato l’inerzia con due stone nel secondo end. Dopo una mano nulla, i britannici avevano colpito ancora nella quarta ripresa, mentre gli azzurri si erano dovuti accontentare di un solo punto nel quinto parziale. All’intervallo il tabellone raccontava un 2 a 3 che lasciava ancora tutto aperto, sospeso tra speranza e prudenza.
È stato però il sesto end a cambiare volto all’incontro. La Scozia ha messo a segno tre punti pesanti, un colpo che ha scosso l’equilibrio e costretto l’Italia a rincorrere. La settima ripresa aveva regalato un piccolo respiro, ma non abbastanza per invertire la rotta. La mano successiva, un’altra tripla scozzese, ha posto la parola fine sul match e sulle ambizioni di bronzo, consegnando ai britannici un netto 9 a 3.
Per la sesta volta nella storia della rassegna continentale, l’Italia si è fermata ai piedi del podio, aggiungendo una nuova tappa a una lunga tradizione di sfide mancate per un soffio, che affonda le sue radici nel settantasette, nell’ottantasei, nel novantacinque, nel duemilaquattordici e nel duemilaventitré. Una storia che racconta però anche quattro bronzi conquistati, quattro momenti in cui la nazionale ha saputo brillare con forza.





