Il ct dell’Italia di Kings League traccia il bilancio dopo l’uscita ai quarti contro il Brasile: “Nel girone oltre ogni aspettativa. Il vero successo è stato umano, prima ancora che sportivo”
Un Mondiale intenso, sorprendente e ricco di emozioni. L’Italia della Kings League saluta la competizione ai quarti di finale, fermata dal Brasile padrone di casa, ma lo fa con la consapevolezza di aver lasciato un segno importante nel movimento. A raccontarlo è il commissario tecnico Mauro Micheli, che nelle sue dichiarazioni ripercorre un’esperienza vissuta ben oltre il semplice risultato sportivo.
“È stata sicuramente una bellissima esperienza. Nel girone siamo stati più dominanti di quanto pensassimo: sapevamo di essere una buona squadra, ma non a questo livello”.
Gli Azzurri hanno chiuso il raggruppamento al primo posto, evitando il last chance – una sorta di ottavo di finale – e mostrando una solidità che ha sorpreso anche lo staff tecnico. Un percorso netto, che ha alimentato entusiasmo e orgoglio.
Il sorteggio dei quarti, però, ha messo l’Italia di fronte alla montagna più alta: il Brasile, peraltro padrone di casa.
“Oggettivamente si sono rivelati ingiocabili per noi. Il livello tecnico dei brasiliani è noto e in un gioco che esalta l’1vs1 e il 2vs2 la loro supremazia emerge ancora di più”.
Non è un caso, sottolinea Micheli, che i verdeoro abbiano vinto entrambi i Mondiali disputati, spesso con ampio margine. Alla differenza tecnica si sono aggiunti alcuni episodi che hanno ulteriormente ampliato il gap.
“Avremmo potuto fare qualcosa in più, ma quando alla differenza tra le squadre si sommano certi episodi, c’è davvero poco da fare”.
La Kings League, però, resta una competizione particolare, sospesa tra calcio e intrattenimento. Un aspetto che rappresenta una sfida aggiuntiva per chi siede in panchina.
“È un gioco un po’ calcio e un po’ spettacolo. La parte più difficile per un tecnico è preparare l’intrattenimento, su cui sai di avere poco controllo”.
Nonostante questo, Micheli rivendica con orgoglio il lavoro fatto sul gruppo.
“Siamo stati fortunati: è vero che la scelta dei ragazzi è stata oculata, ma una risposta così, umana e qualitativa, non è mai scontata”.
Un gruppo che ha convissuto h24 dal 26 dicembre al 15 gennaio, cementando legami profondi.
“Probabilmente uno dei migliori gruppi che abbia mai allenato, dentro e fuori dal campo. Questa, senza dubbio, è stata la vittoria più bella”.
Tra i tanti episodi vissuti, uno resta impresso più di tutti: l’esordio contro la Francia.
“Ci hanno tagliato l’inno e, senza metterci d’accordo, abbiamo continuato a cantarlo tutti insieme. Brividi veri”.
Il bilancio finale è comunque estremamente positivo anche per il movimento italiano.
“Per l’Italia è stato un risultato eccellente. Tutto il movimento Kings è cresciuto: basta pensare che la Colombia, finalista l’anno prima con la stessa squadra, è arrivata ultima nel girone”.
L’unico campanello d’allarme riguarda il futuro.
“Non dobbiamo permettere a Spagna e Brasile di scappare via. Danno l’impressione di avere leghe più professionali. Allenarsi di più e meglio alla fine paga: dobbiamo metterci al loro livello”.
Un messaggio chiaro, che guarda avanti. L’Italia della Kings League esce dal Mondiale con una sconfitta sul campo, ma con una vittoria di identità, crescita e credibilità che può rappresentare una base solida per il futuro.
Foto di Gianluca Russo





